USR 3133 - CNRS/EFR Unité de Service et de Recherche

Serenella De Natale (éd. B. d’Agostino, P. Gastaldi)

Pontecagnano. II.7. La necropoli del Picentino. Tombe della Prima Età del Ferro dalla proprietà Colucci


Dernière mise à jour : 22 septembre 2017

Ai giorni nostri Pontecagnano è poco più di un sobborgo industriale che con qualche fatica si affaccia sul golfo di Salerno. La vicinanza alla città ne scoraggia la crescita ; il fiume Picentino, che lambiva a NW l’insediamento antico facilitando lo scambio con le boscose pendici appenniniche, si riconosce appena per la poca acqua che scorre in un vasto alveo asciutto, e scomparse sono anche le due lagune che a SW consentivano il riparo più favorevole per le navi antiche.

In questo quadro è difficile riconquistare il quadro naturale di quello che fu uno dei più grandi abitati della costa Tirrenica, nei primi secoli dell’ultimo millennio a.C. : il Picentino, in parte navigabile, collegava la costa ai villaggi indigeni situati sulle retrostanti colline, mentre un guado permetteva di risalire verso Nord, raggiungendo la pianura campana : l’approdo del Picentino trovava una utile alternativa nelle due lagune situate dietro la duna costiera, che offrivano un riparo nascosto ai pirati e alle navi che risalivano le coste della penisola venendo dall’Egeo e dal Vicino Oriente.

Per un paradosso tipico dell’archeologia protostorica la vita dell’abitato antico si conosce attraverso l’indagine dei suoi sepolcreti. Sappiamo così che le navi partite dalla Grecia, per riallacciare i rapporti con il Tirreno interrottisi con la distruzione dei palazzi micenei, trovavano a Pontecagnano uno scalo priviliegiato : lo dimostrano le coppe per il vino prodotte nella lontana Eubea, che tra la fine del IX e i primi anni dell’VIII sec. i capitani delle navi offrivano, colmi di vino, ai capi della comunità locale trasmettendo loro la cerimonia del simposio. In questo modo essi si aprivano le porte verso le coste campane, e l’Etruria. Insieme ad essi veleggiavano le navi fenicie cariche di ornamenti e oggetti di lusso, graditi alle nascenti aristocrazie locali.
Quale tramite migliore per l’Etruria, ricca di metalli, degli abitanti di Pontecagnano, anch’essi etruschi trapiantati a Sud tra le genti italiche della Valle del Sarno e della Penisola Sorrentina ?

Lo scavo che qui si presenta, condotto da una giovane e già valente archeologa, Serenella de Natale, preziosa collaboratrice dell’Università Orientale e del Centre Jean Bérard, ha permesso di riconoscere, attraverso una tecnica raffinata e una esauriente documentazione, le tombe di quella élite di Etruschi immigrati che, come capita alle minoranze in terra straniera, erano la punta più avanzata dello sviluppo socio-culturale del basso Tirreno. La loro immagine doveva emergere viva a chi seguiva la strada antica che attraversava la necropoli, attraverso le vistose coperture delle tombe che avevano l’aspetto di piattaforme
circolari di tufo grigio. L’esame degli oggetti che accompagnavano i defunti nell’estrema dimora, con l’intreccio del vasellame indigeno con le ceramiche greche e gli ornamenti orientali, restituiscono l’immagine della complessità di questo singolare sito protostorico, che fu luogo d’incontro e di stimolo tra diverse culture.

  • Collection : Collection du Centre Jean Bérard
  • N° collection : n°46
  • Edition : CJB
  • Année de publication : 2016
  • Numéro ISBN : 978-2-918887-70-6
  • Nombre de pages : 244
  • Disponibilité au CJB : disponible
  • Prix : 28,00 €