Serenella De Natale (éd. B. d’Agostino, P. Gastaldi)

Pontecagnano. II.7. La necropoli del Picentino. Tombe della Prima Età del Ferro dalla proprietà Colucci


Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2017

Dati bibliografici

  • Autor(i) : Serenella De Natale (éd. B. d’Agostino, P. Gastaldi)
  • Titolo completo del libro : Pontecagnano. II.7. La necropoli del Picentino. Tombe della Prima Età del Ferro dalla proprietà Colucci
  • Collezione : Collection du Centre Jean Bérard
  • N° Collezione : n°46
  • Edizione : CJB
  • Anno di pubblicazione : 2016
  • Numero ISBN : 978-2-918887-70-6
  • Numero di pagine : 244
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  • Disponibilità a CJB : disponibile
  • Prezzo : 28,00 €

Questa pubblicazione non è ancora disponibile in edizione elettronica

Ai giorni nostri Pontecagnano è poco più di un sobborgo industriale che con qualche fatica si affaccia sul golfo di Salerno. La vicinanza alla città ne scoraggia la crescita; il fiume Picentino, che lambiva a NW l’insediamento antico facilitando lo scambio con le boscose pendici appenniniche, si riconosce appena per la poca acqua che scorre in un vasto alveo asciutto, e scomparse sono anche le due lagune che a SW consentivano il riparo più favorevole per le navi antiche.

In questo quadro è difficile riconquistare il quadro naturale di quello che fu uno dei più grandi abitati della costa Tirrenica, nei primi secoli dell’ultimo millennio a.C. : il Picentino, in parte navigabile, collegava la costa ai villaggi indigeni situati sulle retrostanti colline, mentre un guado permetteva di risalire verso Nord, raggiungendo la pianura campana: l’approdo del Picentino trovava una utile alternativa nelle due lagune situate dietro la duna costiera, che offrivano un riparo nascosto ai pirati e alle navi che risalivano le coste della penisola venendo dall’Egeo e dal Vicino Oriente.

Per un paradosso tipico dell’archeologia protostorica la vita dell’abitato antico si conosce attraverso l’indagine dei suoi sepolcreti. Sappiamo così che le navi partite dalla Grecia, per riallacciare i rapporti con il Tirreno interrottisi con la distruzione dei palazzi micenei, trovavano a Pontecagnano uno scalo priviliegiato: lo dimostrano le coppe per il vino prodotte nella lontana Eubea, che tra la fine del IX e i primi anni dell’VIII sec. i capitani delle navi offrivano, colmi di vino, ai capi della comunità locale trasmettendo loro la cerimonia del simposio. In questo modo essi si aprivano le porte verso le coste campane, e l’Etruria. Insieme ad essi veleggiavano le navi fenicie cariche di ornamenti e oggetti di lusso, graditi alle nascenti aristocrazie locali.
Quale tramite migliore per l’Etruria, ricca di metalli, degli abitanti di Pontecagnano, anch’essi etruschi trapiantati a Sud tra le genti italiche della Valle del Sarno e della Penisola Sorrentina?

Lo scavo che qui si presenta, condotto da una giovane e già valente archeologa, Serenella de Natale, preziosa collaboratrice dell’Università Orientale e del Centre Jean Bérard, ha permesso di riconoscere, attraverso una tecnica raffinata e una esauriente documentazione, le tombe di quella élite di Etruschi immigrati che, come capita alle minoranze in terra straniera, erano la punta più avanzata dello sviluppo socio-culturale del basso Tirreno. La loro immagine doveva emergere viva a chi seguiva la strada antica che attraversava la necropoli, attraverso le vistose coperture delle tombe che avevano l’aspetto di piattaforme
circolari di tufo grigio. L’esame degli oggetti che accompagnavano i defunti nell’estrema dimora, con l’intreccio del vasellame indigeno con le ceramiche greche e gli ornamenti orientali, restituiscono l’immagine della complessità di questo singolare sito protostorico, che fu luogo d’incontro e di stimolo tra diverse culture.